( Disposta l'archiviazione della vicenda giudiziaria riguardante la "Nettuno Servizi" )

Ho deciso di creare questo sito per rispondere in maniera civile a chi la politica la intende in altro modo e per far conoscere a tutti il mio percorso politico attraverso i passaggi più significativi della mia azione, precisando che, per quanto mi riguarda, non esistono più le condizioni per proseguire la mia esperienza politica a Nettuno.


Dopo essere cresciuto nelle file dell'Azione Cattolica Ragazzi, mi convinsi che l'insegnamento ricevuto poteva e doveva essere messo a disposizione in maniera concreta verso gli altri: per questa ragione decisi di aderire al Movimento Giovanile della D.C.

Venni eletto al Comitato provinciale di Roma, fui nominato dapprima Commissario della locale sezione di Nettuno e successivamente Delegato Giovanile (se non ricordo male penultimo o ultimo prima della bufera giudiziaria che travolse mezzo secolo di storia politica del nostro Paese).

Faticai non poco ad avvicinare i giovani alla politica e riuscii a creare un piccolo gruppo di circa trenta ragazzi che insieme a me cercarono di rivendicare il giusto spazio per la comune crescita politica attraverso un progetto.

Purtroppo come quasi sempre accade, la mancanza di lungimiranza, forse l'egoismo o altro, fecero si che i notabili del partito non considerassero minimamente i nostri sforzi cercando di utilizzarci soltanto in maniera strumentale all'ulteriore consolidamento delle loro già forti posizioni ma anche per la D.C. di Nettuno fu l'inizio della fine...

Mi presi una lunga pausa di riflessione, laureandomi nel frattempo in Giurisprudenza, decidendo di concorrere nelle liste di Forza Italia alle elezioni amministrative del 1998, divenendo consigliere comunale.



Ho sempre tenuto ben distinto il ruolo politico da quello amministrativo: le segreterie politiche in fondo, dovrebbero fare da tramite tra le esigenze dei cittadini e le Istituzioni, tracciando il percorso da seguire con proposte concrete per la soluzione dei problemi della gente.

Invece i troppi personalismi, la carenza ormai cronica di idee, riducono la politica ad un indecente teatrino nel quale si assiste ad un continuo rimpallo di responsabilità tra i vari schieramenti con il risultato che i problemi reali, oltre a rimanere irrisolti, si aggravano ulteriormente.

Oggi, purtroppo, il ruolo dei partiti, con la scusa di semplificare il sistema politico, è stato notevolmente svilito e la nostra Democrazia rischia di trasformarsi in un' oligarchia dove pochissime persone decidono e dispongono per tutti.

Inoltre non è più possibile scegliere il proprio candidato esprimendo una preferenza personale in fase di voto ma bisogna accettare senza discutere una lista bloccata con nomi proposti all'elettorato dalle rispettive segreterie in base a chissà quale criterio.

L'esterofilia imperante nel nostro Paese partorisce soluzioni che nelle rispettive nazioni d'origine trovano il dovuto riscontro, grazie alla loro storia e cultura, mentre da noi si concludono sempre in un pasticcio che probabilmente serve ad ammaliare gli elettori ormai stanchi, delusi e confusi da una classe politica dirigente che giorno dopo giorno si allontana sempre di più dalla gente comune.



Nella mia esperienza di consigliere comunale ho sempre rivendicato il ruolo istituzionale che ricoprivo chiedendo a più riprese il rispetto di un corretto iter di proposta, discussione e verifica, per fornire il mio seppur modesto contributo all'individuazione, attraverso il confronto, delle soluzioni migliori rispetto ai problemi che si manifestavano quotidianamente sul territorio.

Indubbiamente erano anni non facili per le continue mutazioni del quadro legislativo riguardante anche gli enti locali che hanno trovato un nuovo punto fermo nel decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali).

Spesso la confusione causata da interpretazioni distorte circa il ruolo gestionale (dirigenti) e quello politico-amministrativo (amministratori) creava non poche frizioni e malumori nella compagine amministrativa del tempo ma ormai il ruolo del consigliere comunale era stato volutamente ridotto da un gruppo di mestieranti della politica locale a quello più semplice di "numero", con tutte le ovvie conseguenze che si sono manifestate nel corso degli anni.



Un discorso a parte merita l'iniziativa, di cui sono stato promotore, per l'adozione di un regolamento per la disciplina sul territorio comunale degli impianti di telefonia mobile: anche in questo caso la legislazione in materia era estremamente carente e le sentenze dei vari Tribunali Amministrativi Regionali iniziavano a fornire qualche indicazione circa la facoltà dei Comuni di disciplinare la dislocazione sul territorio di loro competenza, fermo restando il rispetto dei parametri di esposizione ai campi elettromagnetici stabiliti dal regolamento di cui al decreto ministeriale n. 381 del 10 settembre 1998 che ha fissato:


  * i valori limite di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici connessi al funzionamento ed all'esercizio dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz (art. 1);


    * i limiti di esposizione (art. 3, con rinvio alla Tabella 1);


    * le misure di cautela e gli obiettivi di qualità (art. 4);


    * le azioni di risanamento (art. 5);



Il 2° ed il 3° comma dell'art. 4 del citato Decreto hanno inoltre precisato che:


    * "in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, indipendentemente dalla frequenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra 3 Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m2 per la densità di potenza dell'onda piana equivalente".


    * "nell' ambito delle proprie competenze, fatte salve le attribuzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, le Regioni e le Province autonome disciplinano l'installazione e la modifica degli impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il rispetto dei limiti di cui al precedente articolo 3 e dei valori di cui al precedente comma, il raggiungimento di eventuali obiettivi di qualità, nonché le attività di controllo e vigilanza in accordo con la normativa vigente, anche in collaborazione con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per quanto attiene all'identificazione degli impianti e delle frequenze loro assegnate".




Finalmente il 29 maggio 2000 con delibera n. 24, il Consiglio Comunale approvò all'unanimità il "regolamento riguardante modalità e procedure per la installazione di impianti per la rete di telefonia cellulare g.s.m. e similari".

Iniziarono una serie di verifiche da parte degli uffici comunali preposti e almeno in quel periodo, la situazione era sotto costante controllo da parte dell'Amministrazione anche se alcuni gestori cercavano comunque di forzare la mano con impianti "mascherati" che comunque non superavano i limiti stabiliti dalla normativa nazionale e si arrivò anche alla rimozione di qualche impianto fuori dai parametri stabiliti dal regolamento comunale.



Successivamente la Legge 22 febbraio 2001 n. 36, (legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici):


   * all’art. 1, comma 1, lett. a) ha ribadito l'esigenza di assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell'esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell'art. 32 della Costituzione;


    * l’art. 4, comma 1, lett. a), ha attribuito allo Stato l'esercizio delle funzioni relative "alla determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità … in considerazione del preminente interesse nazionale alla definizione di criteri unitari e di normative omogenee in relazione alle finalità di cui all'art. 1".

    * Il successivo comma 2, lett. a) ha demandato la fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, nonché delle tecniche di misurazione e rilevamento dell'inquinamento elettromagnetico ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare su proposta del Ministro dell'Ambiente, di concerto con il Ministro della Sanità;


    * l'art. 8 ha stabilito che rientra nella competenza delle Regioni, "nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, nonché dei criteri e delle modalità fissati dallo Stato … l'esercizio delle funzioni relative all'individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, ai sensi della legge 31 luglio 1997 n. 249 e nel rispetto del decreto di cui all'articolo 4, comma 2, lettera a), e dei principi stabiliti dal regolamento di cui all'articolo 5" (comma 1, lett. a);


    * le Regioni, "nelle materie di cui al comma 1, definiscono le competenze che spettano alle province ed ai comuni, nel rispetto di quanto previsto dalla legge 31 luglio 1997 n. 249" (comma 4);


    * " i Comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione delle popolazioni ai campi elettromagnetici" (comma 6).




Con la delibera n. 217 del 18 ottobre 2001, la Giunta Comunale approvò "l'individuazione dei siti per l'installazione di impianti per telefonia cellulare, gsm e simili".

L' installazione delle antenne doveva essere effettuata esclusivamente in alcune zone determinate del territorio e suscitò forti perplessità, anche da parte del sottoscritto, in ordine ad alcuni aspetti di carattere pratico ma almeno si conosceva con una buona dose di certezza dove sarebbero stati collocati gli impianti di telefonia mobile e su questo si sarebbe potuto aprire il confronto con i cittadini.



Inoltre, con protocollo n. 892 del 17 dicembre 2001, dell' area ambiente e sanità, vennero stipulate due convenzioni con altrettante società, per l’installazione di “webtower” (le c.d. torri-faro) sul territorio comunale di Nettuno.

Anche se gli accordi consideravano i vantaggi per l’amministrazione comunale, quali l’illuminazione pubblica e l’utilità sociale di queste infrastrutture, manifestai alcune perplessità dal momento che il comune avrebbe incassato per l’uso del suolo demaniale necessario al posizionamento di queste torri, un canone annuo convenzionale di soli 51,65 euro per ogni webtower installata.

La durata delle convenzioni venne stabilita in dodici anni, decorrenti dalla data della loro stipula, con la previsione che alla scadenza dei termini, la proprietà delle webtower sarebbe stata trasferita al comune.



La situazione sembrava finalmente stabilizzarsi quando nel settembre del 2002, Il Decreto Legislativo 4.9.2002 n. 198, meglio conosciuto come Decreto Gasparri, affermò all'art. 3 che:


    * le categorie di infrastrutture di telecomunicazioni, considerate strategiche ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 21 dicembre 2001, n. 443, sono opere di interesse nazionale, realizzabili esclusivamente sulla base delle procedure definite dal presente decreto, anche in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 8, comma 1, lettera c), della legge 22 febbraio 2001, n. 36;


    * le infrastrutture di cui all'articolo 4, ad esclusione delle torri e dei tralicci relativi alle reti di televisione digitale terrestre, sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento.




Ricordo il mio disappunto perché tanto lavoro rischiava di essere vanificato, come successivamente, in effetti, è avvenuto e per tutta risposta il 04 novembre 2002 presentai al Consiglio Comunale una mozione, approvata all'unanimità, che impegnava Sindaco e Giunta a sollecitare il Presidente della Giunta Regionale affinché, come altre regioni avevano già fatto, venisse sollevato davanti alla Corte Costituzionale il giudizio in via diretta di legittimità costituzionale del Decreto Legislativo in questione che alla fine venne dichiarato incostituzionale con sentenza n. 203/2003.

Anche il Presidente della terza commissione consiliare permanente (cultura, sport, spettacolo e comunicazione) della Regione Lazio, presso il quale svolgevo l'incarico di segretario particolare, si interessò alla vicenda presentando un'analoga mozione al Presidente della Giunta Regionale dell'epoca.



Ma io, nel frattempo, dopo le elezioni amministrative che si tennero nel maggio del 2003, avendo subìto una campagna elettorale di "tagli a mestiere" da parte di chi la politica la intende in altro modo, non sono stato riconfermato nel Consiglio Comunale.

Inutile sottolineare che durante il periodo di vigenza del Decreto Gasparri le antenne sono spuntate sul territorio come funghi e sono rimaste al loro posto nonostante le proteste legittime dei cittadini che a mio avviso spesso non sono stati correttamente informati della reale situazione.

La mia non è stata una crociata antistorica contro i telefonini di cui tutti ormai abbiamo bisogno ma in assenza di pareri univoci da parte del mondo scientifico sarebbe stato opportuno continuare ad adottare una politica di massima cautela nella dislocazione di questa tipologia di impianti.

Comunque, per aggiornare il quadro legislativo relativo alla materia, il D.P.C.M. 8.7.2003 ha fissato i limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione dalle esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenza compresa tra 100 Khz 300 Ghz., mentre il D. Lgs 1.8.2003 n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche), agli artt. 86, 87, 88 e 89 contiene la disciplina relativa alle "reti e impianti" ed in particolare l’art. 87 detta regole per i "procedimenti autorizzatori relativi alle infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti radioelettrici ".

Anche la Commissione Straordinaria si interessò della dislocazione degli impianti di telefonia sul territorio con la delibera per competenza della Giunta Comunale n. 139 del 25 ottobre 2007.


Il 21 aprile 2005, a seguito di nomina sindacale dell' 08 novembre 2004, sono entrato a far parte, quale rappresentante di parte pubblica, del Consiglio di Amministrazione della "Nettuno Servizi", concessionaria delle entrate del Comune di Nettuno.


Anche in quella occasione ho ritenuto di dover sollecitare la discussione su argomenti che ritenevo utili per la parte pubblica al fine di migliorare, per quanto possibile, il servizio reso ai cittadini e per tentare di fare chiarezza rispetto alle numerosissime illazioni che hanno circondato questa società fin dalla sua nascita ma lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni con la criminalità organizzata ha creato ulteriori elementi di confusione evidenziando l'incapacità di un'intera classe politica dirigente che a mio parere non é stata all'altezza della situazione.

I Commissari mi comunicarono l'avvio del procedimento di revoca dalla "Nettuno Servizi" ma la lettera dal punto di vista procedurale appariva lacunosa ed incompleta e poi, secondo alcuni pareri del Consiglio di Stato richiesti dal Ministero dell'Interno per situazioni analoghe a quella che si era verificata a Nettuno, la Commissione non avrebbe avuto alcun potere di revoca "sic et simpliciter" in quanto nel caso specifico avrebbe dovuto trovare applicazione la normativa in materia societaria del Codice Civile e cioè, la revoca degli amministratori per giusta causa.

La situazione che si era venuta a creare mi aveva indotto a non partecipare più alle riunioni dei consigli di amministrazione ma anche a non dimettermi, in quanto un atto del genere avrebbe rappresentato, a mio parere, un'ammissione di responsabilità che certamente non avevo.

Successivamente la parte pubblica formalizzò una richiesta di messa in liquidazione e scioglimento della Società, che venne respinta dall’Assemblea del 19 ottobre 2006.

A quel punto, quando sono venuto a conoscenza degli esiti della riunione, ho rassegnato le dimissioni che ho formalizzato per iscritto il 24 ottobre 2006, ritenendo tale decisione un atto dovuto.



Nel frattempo, visto che la situazione politica della coalizione di centrodestra e di Forza Italia in particolare era a dir poco disastrosa in quanto lo scioglimento del Consiglio Comunale aveva ulteriormente incrinato i rapporti tra i singoli esponenti di partito, pensai insieme ad alcuni di loro di dare vita ad un tavolo di confronto a cui venne dato il nome di "laboratorio politico e amministrativo", del quale mi venne affidato il coordinamento.

Chiesi ed ottenni dalle segreterie politiche due nominativi da inserire in loro rappresentanza ed insieme cominciammo ad elaborare un codice di comportamento ed autoregolamentazione per gli amministratori pubblici della città di Nettuno.

In sostanza abbiamo ripreso il codice europeo adattandolo alle esigenze locali, dal momento che era comunque necessario tornare a dialogare con la gente e non si poteva certamente fare finta che non fosse successo nulla.

Abbiamo quindi approvato all'unanimità nella seduta del 26 aprile 2007 la prima bozza del codice da sottoporre alle segreterie politiche per le dovute valutazioni.

Il codice era composto da vari articoli ma l'attenzione delle segreterie si focalizzò in particolare sull'articolo 7 che nel testo approvato dal “laboratorio politico e amministrativo” nella seduta del 26 aprile 2007 disponeva:


"Per rendere più rigorosa la scelta dei soggetti da inserire nelle liste elettorali, nel quadro di un processo finalizzato alla formazione ed alla selezione di nuova classe dirigente, fermo restando quanto previsto dal Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti locali in materia di elezioni, i partiti si impegnano a non candidare al prossimo Consiglio Comunale coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato emesso decreto che dispone il giudizio, ovvero che siano stati condannati con sentenza, anche non definitiva, o per i quali sia stata disposta l’applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, ai sensi della legge 31/05/1965, n. 575.


I partiti, inoltre, si impegnano a garantire che tutti coloro che hanno con l’Amministrazione Comunale rapporti di fornitura, di affidamento di servizi, di appalti di opere pubbliche di rilevante entità (imprenditori e progettisti), sono da considerare incompatibili con il mandato di Consigliere Comunale e di Assessore e, pertanto, non candidabili.

All’atto di richiesta della candidatura, l’interessato è tenuto a presentare certificato del casellario giudiziale e dei carichi pendenti oltre alla dichiarazione di non trovarsi nelle condizioni di cui al capoverso precedente.

I partiti, comunque, si impegnano a garantire un continuo ricambio della classe dirigente, non candidando gli stessi soggetti per più di due mandati successivi".



Nella successiva riunione congiunta del "laboratorio politico e amministrativo" con i responsabili politici locali dei partiti, tenutasi il 24 maggio, furono sollevate alcune perplessità in ordine alla formulazione dell'articolo in questione che animarono particolarmente la discussione e siccome eravamo ospiti nei locali di una parrocchia preferimmo aggiornare la seduta al 29 maggio, nel corso della quale l'articolo venne modificato dai segretari nel modo seguente:


"Per rendere più rigorosa la scelta dei soggetti da inserire nelle liste elettorali, nel quadro di un processo finalizzato alla formazione ed alla selezione di nuova classe dirigente, fermo restando quanto previsto dal Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti locali in materia di elezioni, i partiti si impegnano a non candidare al prossimo Consiglio Comunale coloro che, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, (.....) siano stati condannati con sentenza, anche non definitiva, o per i quali sia stata disposta l’applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, ai sensi della legge 31/05/1965, n. 575.


I partiti, inoltre, si impegnano a garantire che tutti coloro che hanno con l’Amministrazione Comunale rapporti di fornitura, di affidamento di servizi, di appalti di opere pubbliche di rilevante entità (imprenditori e progettisti), sono da considerare incompatibili con il mandato di Consigliere Comunale e di Assessore e, pertanto, non candidabili.


All’atto di richiesta della candidatura, l’interessato si impegna a presentare certificato del casellario giudiziale e dei carichi pendenti oltre alla dichiarazione di non trovarsi nelle condizioni di cui al capoverso precedente.

I partiti, comunque, si impegnano a garantire un continuo ricambio della classe dirigente, non candidando gli stessi soggetti per più di due mandati successivi".




A nulla era valso il richiamo al fatto che i cittadini si aspettavano un segnale di maggior rigore nel selezionare gli amministratori pubblici, per tornare ad avere fiducia in un centrodestra che francamente somigliava sempre di più ad un' armata brancaleone, dove ognuno continuava nonostante tutto ad anteporre i propri personalismi rispetto ad obiettivi di ampio respiro per la città e se il "laboratorio politico e amministrativo" non avesse puntato i piedi, l'articolo in questione sarebbe stato ulteriormente annacquato dai responsabili politici che, facendo finta di niente, continuavano ad invocare il massimo di garantismo possibile (sul quale siamo stati tutti da sempre convinti assertori) ma il problema era un'altro e loro lo sapevano molto bene: si trattava di ragioni di opportunità politica.


Comunque siamo andati avanti nel nostro lavoro anche se, insieme ad alcuni componenti di questo tavolo programmatico, tra cui un ex assessore di Forza Italia, ci stavamo convincendo che la situazione non lasciava presagire nulla di buono anche se le elezioni per il rinnovo dell'Amministrazione Comunale si avvicinavano a grandi passi.

Ci venne conferito dai responsabili politici l'incarico di predisporre una bozza relativa al programma della coalizione ed un'altra riguardante il profilo del candidato sindaco.

Il tavolo programmatico le approvò come sempre all'unanimità e le sottopose alle segreterie politiche ma le stesse si erano rese conto di non poterci più strumentalizzare per i loro fini politici e pur facendo buon viso a cattivo gioco continuarono per la loro strada conducendo il PDL di Nettuno verso un clamoroso insuccesso elettorale.



Personalmente cercai fino alla fine di far ragionare tutti ma non ci fu verso: tanto lavoro per nulla, visto che del codice di autoregolamentazione, meglio conosciuto come codice etico, hanno parlato tutti ma di fatto non ha trovato alcuna applicazione concreta dal momento che non è stato sottoscritto da nessun candidato del PDL al Consiglio Comunale.

A pochissimi giorni dalla chiusura delle liste, di comune accordo con l'ex assessore di Forza Italia, decisi di abbandonare definitivamente una coalizione che aveva dimostrato ancora una volta solo arroganza, presunzione e pressappochismo nella propria azione politica e gli proposi la candidatura a sindaco con due liste civiche in appoggio.

Valutammo attentamente la situazione e alla fine, per senso di responsabilità, visto che c'erano già ben nove candidati a sindaco, decidemmo di aderire ad un altro progetto, portando il nostro contributo attraverso la realizzazione del programma elettorale che avevamo già predisposto in vista della candidatura dell' ex assessore di Forza Italia ma la concomitanza con le elezioni politiche sicuramente non ci ha favorito dal momento che moltissime schede scrutinate non avevano l'espressione della preferenza sui candidati ma solamente sui simboli di coalizione.

Ritenevo probabile che dopo il risultato negativo della coalizione di centrodestra, con l'aiuto dell'artefice del progetto al quale ho aderito, qualcuno sarebbe intervenuto per rimuovere i responsabili del fallimento politico del PDL di Nettuno ma il vecchio modo di intendere la politica é sempre al suo posto con le conseguenze evidenti sotto gli occhi di tutti.



Questo, in estrema sintesi, é stato il mio percorso politico e per quanto mi riguarda, ritengo di avere fatto tutto il possibile per fornire un modesto contributo in termini di idee e di azione ma come ho già precisato, non esistono più le condizioni per proseguire la mia esperienza politica a Nettuno.

Colgo l'occasione per ringraziare tutte le persone che in questi anni mi hanno sostenuto, gli amici dell'informazione e le Autorità alle quali mi sono spesso rivolto per cercare la soluzione ai non pochi problemi della gente comune.

In ultimo, ma non per questo meno importante, desidero ringraziare di cuore l'amico Alfredo La Marra che con grande pazienza e professionalità ha contribuito tecnicamente alla nascita di questo sito.

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